C'erano mani segnate dal sale e dal sole, occhi capaci di leggere il mare e uomini che affidavano la propria vita alle onde.
I pescherecci di Molfetta partivano quando la città dormiva ancora. A bordo non c'erano comodità, ma sacrificio, esperienza e coraggio.
Le reti venivano preparate con cura, le previsioni del tempo si leggevano osservando il cielo e il mare, e ogni uscita era una sfida contro la fatica e l'incertezza.
Al ritorno, il porto si riempiva di voci, cassette di pesce e profumo di mare.
I marinai sistemavano le reti per la battuta successiva mentre le famiglie attendevano il loro rientro.
Ho ancora vivo il ricordo in cui i mei fratelli grandi portavano parte del pescato a casa e per un po' di tempo pranzo e cena era solo a base di pesce.
Qualche volta, i miei genitori, pur di non sprecare il pescato, offrivano il di più ai vicine conoscenti.
Era una Molfetta operosa, costruita sul lavoro e sulla solidarietà.
Una città che viveva in simbiosi con il mare e che ancora oggi conserva, nei racconti degli anziani e nelle fotografie ingiallite dal tempo, il ricordo di quella straordinaria civiltà marinara.
Perché la storia di Molfetta è scritta anche nelle reti dei suoi pescatori e nel coraggio dei suoi marinai.
"La riflessione è più ricca quando incontra altre riflessioni."




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